LIMBO- altro giorno di sospensione. Stasera alla riunione con gli altri candidati è successo di tutto. Nel giro di due ore si è passati dallo scoraggiamento totale alla fiducia. Tutto è ancora più complicato di prima, mi esprimerò solo una volta che è certa la situazione (dunque quando saprò dirvi se ad uzzano si voterà oppure no).
Oggi riflessione generale.
Qualche giorno fa, all’ora di cena, dopo aver chiesto a mio padre se poteva passarmi il sale, sento dal telegiornale che un bambino di 17 mesi è stato ucciso dalla madre e dal suo convivente perché “piangeva troppo”. A botte.
Oggi, sul treno, svegliato dall’improvviso aprirsi del finestrino, leggo sulla cronaca del giornale: “Baby gang scatenate, feriti due ragazzi” e, scorrendo l’articolo, scopro che si tratta di due ragazzi (uno tredicenne, l’altro quindicenne), residenti in due città diverse (Licata (Agrigento) e San Giorgio a Cremano (Napoli) ), colpevoli di aver incrociato con lo sguardo le persone sbagliate. Massacrati di botte.
Scendo dal treno alla stazione di Pescia e, mentre ascolto Capossela con il mio lettore mp3, mi cade lo sguardo sulle “civette” (i pannelli fuori dalle edicole che mostrano le principali notizie, meglio se di cronaca, de “La Nazione” e del “Tirreno”) che riportano di una aggressione in piscina durante la quale nessuno ha fatto niente per fermare la violenza, nonostante fosse domenica pomeriggio. Altre botte.
Devo ammettere che, in tutti questi casi, non ho avuto praticamente nessuna reazione immediatamente dopo aver appreso le notizie. Mi sono, in un certo senso, “scivolate addosso” e le ho dato quasi la stessa importanza della mia cena, del mio riposo sul treno, della mia musica. Infondo mi sono “piombate” addosso all’improvviso, quasi come tutta l’altra montagna di informazioni che mi assalgono in tutti i momenti della giornata.
Adesso che ci rifletto, però, mi domando:è normale?
Mi viene in mente un film che ho visto di recente: Non è un paese per vecchi. La trama, in sintesi, è questa: un tizio si trova per caso nel luogo in cui, poco prima, è avvenuto un regolamento di conti tra bande criminali e si imbatte in una valigetta piena di soldi. Dopo essersene impossessato, un pazzo scatenato gli dà la caccia (un po’ per riprendere il denaro, un po’ per divertimento) seminando cadaveri lungo il percorso che, inevitabilmente, lo porterà alla sua preda. Su tutto questo sta indagando uno sceriffo, ormai prossimo alla pensione, il quale non si dà pace di fronte a tanta violenza così gratuita e assurda, e si chiede come avrebbero reagito suo padre e suo nonno davanti a quella realtà priva di valori. Quella realtà (che è quella americana) nella quale è molto più semplice comperarsi un’arma piuttosto che una tenda da campeggio. Quella realtà che, forse, nemmeno lui riesce più a comprendere. Quella realtà della quale nessuno sembra stupirsi.
E questo è un po’ quello che mi chiedo anche io. Siamo sicuri che, a forza di sentire notizie di violenza, non ci stiamo abituando un po’ tutti alla violenza? Quanti di quelli che stanno leggendo questo post dopo aver letto i tre esempi che ho riportato si sono detti “beh, ho sentito anche cose molto peggiori”?
Dino
mercoledì 20 maggio 2009
Diario del candidato (sospeso) - Giorno 11 - Dino
Pubblicato da Gd Saviano alle 17:07
Etichette: diario del candidato, dino cordio
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2 commenti:
Visto che ormai siamo a commentare vorrei commentare anche questo tuo intervento...non tanto per le vostre diatribe di candidati, quanto per le tue riflessioni generali e vorrei fare alcune considerazioni:
1) La madre che (purtroppo) massacra il figlioletto è da considerare un grave episodio depressivo, e quindi di origine ben diversa dagli altri fatti che commenti...che invece commenterei volentieri anche io...:
Dato che in Italia ormai non esiste più alcun timore della legge è naturale che le persone già inclini a delinquere siano ulteriormente incentivate a farlo...la mancanza di pene certe e severe è uno stimolo. In Italia ormai viviamo di tolleranze...ed è per questo che consiglio a te, che ti candidi, di partire proprio dal far rispettare le leggi più "banali" a tutti (italiani e stranieri regolari, avendo cura di espellere gli stranieri "non desiderati") come l'indossare il casco o non utilizzare i motorini truccati, o rispettare i limiti di velocità, perchè è educando la cittadinanza alla legalità nelle piccole cose che si ottengono risultati importanti anche negli ambiti ben più allargati.
Nel post che ho scritto c'erano più cose che, visto l'obiettivo di stimolare una discussione, ho dovuto necessariamente accennare. Non solo l'esercizio della violenza, ma anche la sua "globalizzazione", il "bombardamento" di notizie al quale siamo sottoposti quotidianamente ed in ogni momento della giornata, l'assuefazione al dolore, la perdità di legami sociali. E, alla fine, mi sento io stesso vittima e colpevole di questa anomala realtà "normalizzata". Non volevo accomunare la mamma chiaramente depressa agli altri due episodi, ma volevo mettere l'accento sulla mia mancata reazione dopo aver sentito quella notizia, quasi come se quello non fosse affar mio.
La riflessione che mi ha fatto più piacere è stata quella di Benedetta che, nel suo post, scrive
"E in tutto questo,che fare?!credo che possiamo solo 'mantenerci umani'...
nel senso di non abbassare la guardia,tenendo alta ogni giorno,fissa,l'attenzione..
abituarci ad un costante esercizio di non-assuefazione..riuscendo ancora a scandalizzarci o vergognarci..due sentimenti che oggi sembrano del tutto scomparsi dalla scena e dalla gente..!"
Questo è quello che mi sono imposto di fare già da tempo, nonostante sia umano e non sempre riesca nell'impresa (ed il post ne è l'esempio). E sono d'accordo con te che si debba partire dalle piccole grandi cose, dai comportamenti di tutti i giorni, senza dimenticare mai che se una regola esiste è perchè altrimenti le cose andrebbero peggio.Solo se le persone capiscono quest'ultima cosa si può veramente parlare di una "educazione" alla cittadinaza. Io, ma anche gli altri autori del blog, mi impegno nel mio piccolo a dare l'esempio sia attraverso l'attività politica sia attraverso il mio comportamento individuale.
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